Ritrovamento della Vera Croce








testo








Dal deambulatorio una scala scende alla cappella dedicata a Sant’Elena. Le pareti della scala sono ricoperte dalle crocette, incise, nel corso dei secoli passati, dai pellegrini armeni a testimonianza della devozione di questo popolo per la Croce.
Nel 327 l’imperatrice Elena, madre di Costantino, venne pellegrina a Gerusalemme e volle cercarvi la Santa Croce. Il resoconto narra del ritrovamento di tre croci in un’antica cisterna, insieme ai chiodi (dei quali uno è incastonato nella Corona ferrea a Monza, un secondo è nel Duomo di Milano e un terzo a Roma) e del titulus, il cartiglio – voluto da Pilato – che riportava la condanna in tre lingue (un frammento del quale si trova a Roma, nella chiesa di santa Croce). Un miracolo permise di identificare la croce di Cristo.
La cappella a tre navate, con 4 colonne che sostengono la cupola, è di proprietà degli Armeni e risale al XII secolo. Fonti e scavi archeologici confermano che già nel progetto costantiniano l’aula era in qualche modo utilizzata. Dai muri pendono molte lampade secondo lo stile armeno.
Dalla Cappella armena di sant’Elena si accede a quella inferiore dell’"Inventio Crucis", dove vi si celebra ogni anno, il 7 Maggio, la memoria del ritrovamento della Santa Croce e dove il padre Custode francescano porta in processione la reliquia del legno della Croce di Cristo nel punto in cui tradizionalmente fu ritrovata.